Dino Buzzati, “La casa ideale”

Se fossi molto ricco mi costruirei una casa così: una anticamera minuscola, un angusto corridoio, un misero soggiorno, una squallida camera da letto, mobili poveri, e nudi, pochi quadri, niente tappeti, niente tende, lampade incomode e fioche, complessiva atmosfera di disagio. In quanto al cesso, però, al minimo 40 metri quadrati, marmi maioliche rubinetterie sontuose e potentissime in vermeil, lampadari da trionfo, specchiere immense e molate, soffici tappeti di spugna a delicati colori, schieramenti di profumi rari e costosissimi, carte igieniche morbide come un sospiro, boccette e spruzzatori di ogni genere, giradischi stereofonici con imponente discoteca, insomma lusso sfrenato, spreco di spazio, gusto di girare nudi su e giù magari a passo di corsa. Perché i sapienti architetti non costruiscono delle case simili? È facile da sopportare la miseria se si può cacare da signori.
Tratto da “Siamo spiacenti di…”
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