Tedoldi, “I segnalati” (Fazi, 2013) * L’indice, settembre 2014

tedoldi-i-segnalatiI segnalati è tra i romanzi italiani meno catalogabili degli ultimi anni. Già questo, di per sé, ne fa un libro unico, e quindi da leggere. Concorrono alla sua unicità: una lingua alta eppure accogliente, dalle sorprendenti dissonanze; uno stile dal respiro classico ma mai epigonico; un’esplorazione personale di temi come la follia, la depressione e l’ossessione; l’approccio amorale, peculiarità della grande letteratura; lo spazio rivendicato dalla musica classica, in tempi di suggestioni pop dalla presunta universalità; e una trama che è una wagneriana cavalcata di eventi.

La storia ha inizio quando la giovane e disorientata Fulvia provoca accidentalmente la morte del novenne Ruggero. È questo il primo passo verso il caos, per lei e per il compagno, un connoisseur di musica colta che si commuove più davanti a uno strumento che in un abbraccio (vedi l’esemplare descrizione di un fatiscente organo da messa sotto forma di animale morente). Alla morbosa ricerca di un’assoluzione, Fulvia rintraccia i genitori del ragazzo, i sinistri signori Lossia, che finiscono però per plagiarla attraverso il senso di colpa. La denunciata disfunzionalità dei Lossia affligge in realtà tutti i personaggi, dal suonatore di aulos Aléxandros Skalkóttas al compositore cieco e fascista Franco Spitta-Sordello, fino allo stesso protagonista: ne I segnalati ognuno è a modo suo “un predestinato”, e si assiste a una vera e propria sinfonia d’inferni.

Raffinate le re-invenzioni letterarie (il Regina Nigra, le svastiche per indicare lo Sprechstimme, il nagual), sempre asservite alla trama, così come la scena dell’esecuzione del Concerto da camera per 13 strumentisti di Ligeti, nella quale un bambino ha la responsabilità di tenere per oltre un minuto una nota con l’ottavino, il che non solo genera tensione narrativa ma funge anche da raccordo tra gli eventi.

Tedoldi sottopone il suo lettore a “tutto quello che lo fa andare in crisi, lo disturba e lo sorprende” e da queste trecento pagine è difficile uscire incolumi, anche se l’impatto può non essere immediato, così come non basta un ascolto per apprezzare la dodecafonia. I segnalati è un’esperienza perturbante, che richiede tempo ma lascia cicatrici profonde. D’altronde si chiedeva qualcuno: “se un libro non ci sconvolge come un colpo alla testa, perché ci dovremmo prendere il fastidio di leggerlo?”

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