Marcacci, Gobbi come i Pirenei (NEO, 2011) * Malicuvata 2lug12

Eugenio Bollini è, stando ai fatti, un mediocre. Per definire la sua specifica condizione, ha postulato la “Sindrome del Q.I. 130”, un complesso che affliggerebbe chi è sufficientemente intelligente da comprendere i mali del mondo (e i propri) ma non abbastanza da porvi rimedio. Se già a scuola era uno di quelli che “bravo ma non si impegna”, in età adulta le cose non sono andate meglio: è stato lasciato dalla moglie Carolina, bella quanto “spregiudicata”, per il rozzo imprenditore Pascucci e, come ciclista, è ingabbiato nel ruolo di gregario, “uno che si muove nell’ombra e che si uccide di fatica, anche se sa che non vincerà mai”. È una promessa estorta dal padre Giorgio, durante una sbronza, a condannarlo al riscatto: dovrà arrivare in fondo al Tour de France, “non vincere, ma solo arrivare in fondo”. La morte di Giorgio, le affettuose pressioni della sorella e un intrallazzo del cognato, poi, non gli lasceranno scampo: Bollini dovrà abbandonare le tiepide acque della mediocrità.

Da qui alla gara succede di tutto: la conoscenza con la modella polacca Irina, che prima lo snobba e poi sospettosamente si interessa a lui; i delicati (quanto divertenti) dialoghi con Lapo, nel tentativo di dimostrarsi un buon padre; l’innamoramento iperuranico con l’avvocato Isabella; raid antidoping, che però non riguardano l’integerrimo Bollini; e una serie di colpi di scena che condurranno all’epico finale.

Gobbi come i Pirenei è un romanzo strutturato, spassoso e pieno di trovate, dalla disamina dell’arrangiamento di Time in a bottle di Croce (p.55) alla sunnominata “Sindrome del Q.I. 130” (pp. 32-36). Dall’altro lato è il diario di un protagonista scoppiettante che tanto si autocritica quanto compiace (vedi l’accostamento all’Ulrich di Musil), rischiando di compromettere la captatio benevolentiae.

Marcacci, dotato di una frizzante disinvoltura scrittoria, sa imbastire un intreccio e far affezionare il lettore: Gobbi come i Pirenei, in tal senso, è un buon esordio, ha riscosso apprezzamenti e procurato all’autore un seguito di aficionados. Al contempo, di tanto in tanto, eccede col citazionismo, inciampa nell’utilizzo di battute troppo celebri per risultare efficaci (e dire che all’autore non manca l’umorismo) e non lesina passaggi poco funzionali. Ora, l’interrogativo è: i suoi lettori amano Bollini proprio perché sgarra? Proprio perché si considera mediocre, si dimostra non mediocre e, nonostante questo, continua a fallire? Forse Bollini è il mediocre per eccellenza, l’uomo degli autogol, forse – nei tempi di una facile e ruffiana estetica del loser – un autentico antieroe letterario.

Da segnalare l’uscita de Il ritmo del silenzio, seconda fatica di Marcacci, per Edizioni della Sera, l’occasione per scoprire se anche la bella promessa fatta con la Neo Edizioni è stata mantenuta.

Annunci

Informazioni su Mauro Maraschi

Editor
Questa voce è stata pubblicata in Recensioni e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...