Coluzzi, Rock in progress (effequ, 2012) * Mangialibri, 25 apr 2012

“Navigando tra i vari Myspace di band emergenti, alla voce ‘etichetta’ salta all’occhio una risposta sempre più diffusa: ‘autoproduzione’. Ovviamente non siamo di fronte al nome di una nuova, fantastica casa discografica che mette sotto contratto migliaia di gruppi, ma la via più semplice e spontanea per le migliaia di band che, nell’era del web, sono in grado di registrare e diffondere un album autonomamente, senza una casa discografica”. Ma autoprodursi un album non basta: bisogna avere talento, fortuna e, soprattutto, “qualcosa da dire, qualcosa di importante da comunicare: questo è forse l’unico vero ingrediente che serve”. Quelli che mettono su una band per puro narcisismo, che pensano cose del tipo “se non riesco a sfondare nei prossimi sei mesi, smetto”, è meglio che non comincino proprio o che, quantomeno, suonino solo nel fine settimana, in una garage privato, senza dar fastidio a nessuno. Perché autoprodursi un album, come si diceva, è infatti la spesa minore (e non avviene prima dell’ardua procedura di formazione di una line-up affiatata). Bisogna decidere a chi ci si rivolge (un lo-fi non intenzionale può risultare enormemente penalizzante), contendersi le date con un’orda di altre band indi(e)pendenti, scegliere i locali giusti e riuscire a farsi pagare, nonché pregare che uno dei dieci avventori del posto compri una copia del vostro EP in tiratura limitata (per mancanza di fondi e non per eccesso di prestigio). E poi – perché no – inventarsi un look (la storia della musica popolare è inestricabile da quella del vestiario da palco), realizzare servizi fotografici, videoclip e merchandising, autopromuoversi tramite i social-network, distribuirsi digitalmente e infine, se è il caso, proporsi a un produttore.

Insomma, il sentiero per uscire dall’ombra dei “sì, ho una band, ma è impossibile che tu l’abbia sentita nominare” è lungo, irto e articolato, e il giovanissimo Daniele Coluzzi (classe ’89, collaboratore di Rockerilla e voce degli Io Non Sono Bogte) ce lo racconta dettagliatamente, riportando le dichiarazioni dei nomi più interessanti della scena musicale indipendente italiana: Capovilla (Teatro degli Orrori), Verdena, Marta sui Tubi, Benvegnù, Emidio Clementi (Massimo Volume), Federico Fiumani (Diaframma) e tanti altri. Un resoconto metodico e umile: “Spero che questo libro, nel suo piccolo, aiuti le band a prendere consapevolezza delle possibilità che hanno, a capire su cosa focalizzare la propria attenzione e a considerare difficoltà e ostacoli iniziali sotto un altro punto di vista, più positivo o propositivo, perché le opportunità ci sono, e sono tante. È che spesso non le conosciamo nemmeno”. Nonostante la voce autoriale di Coluzzi sia praticamente assente (il che rende la lettura a volte un po’ frigida) Rock in progress rimane un vademecum prezioso ed esaustivo per tutti quegli scriteriati che, negli anni di X Factor e degli ormai obbligatori quindici minuti di celebrità, sognano ancora di diventare delle star.

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