Marco Minicangeli, La storia sporca (Controluce, 2011) * Mangialibri 1 nov 11

Roma. Il poliziotto Alessio Zeni è stato appena trasferito nel commissariato di piazza Cavour, a pochi passi da Borgo Pio, dove ha trascorso l’infanzia. Viene affiancato a Nicola Sperlo, una testa calda che nella sua carriera ne ha combinate di tutti i colori, tra trasgressione delle procedure, metodi poco ortodossi e cazzotti ai colleghi. Nonostante questo Zeni lo considera da subito “uno in gamba”, dai motti minimali ed efficaci e dalla sfera emotiva tanto enorme quanto repressa. In un’incandescente capitale agostana, che al tramonto si trasforma in un ricettacolo di papponi, prostitute e stupratori, Sperlo e Zeni danno la caccia a Rocco Urkiani, spacciatore macedone coinvolto in una serie di morti di squillo. Ma Urkiani è un pesce piccolo e ai due viene ordinato di accantonarlo per dedicarsi a un caso più urgente: l’anomala e cruenta uccisione dell’imprenditore Sorge e della moglie in seguito a una rapina. Ma nella Città della Notte non esistono crimini isolati: Urkiani e Sorge risulteranno collegati, anche se indirettamente, da un ipotetico traffico di snuff movie e da una decina di comparse più o meno importanti, più o meno potenti.

Nello svolgimento di questa doppia indagine sono tante le cose a sgretolarsi: l’idea che Zeni ha di Sperlo, la relazione di Alessio con Valeria, l’eventualità che Sperlo possa risalire la china dopo l’ultima delle sue “stronzate”. E mentre, allo scoccare del suo trentaquattresimo compleanno, i ricordi d’infanzia di Zeni tornano a galla come pesci in un lago contaminato, i morti aumentano e con essi il senso di impotenza: non è un caso se in tutto il romanzo non si assiste a un solo omicidio, ma li si affronta solo a posteriori, sulla scena del delitto, laddove il sangue è già nero e le speranze bruciate. Minicangeli non lascia spazio al libero arbitrio: “So che non vinceremo mai […] Ma combatteremo fino in fondo”, è sì una frase del padre di Zeni, ma è anche l’espressione dell’impetuosa inerzia che manovra le azioni di Sperlo, e che contagerà lo stesso Zeni. E poco importa che tutti i sospettati si rivelino marionette: “quel maledetto marchingegno ingoia-anime che ci ostiniamo a chiamare vita” non prevede giustizia, ma solo contropartite.

Con La storia sporca Minicangeli costruisce appunto un marchingegno implacabile, che definire poliziesco sarebbe riduttivo. Non è un invito a scovare il colpevole il suo, anche perché lo si può indovinare prima che ci riesca Zeni. La storia sporca è un post-poliziesco, una demistificazione degli immaginari patinati delle crime story televisive, una denuncia nichilista di un sistema criminale che si può combattere ma non sconfiggere.

Minicangeli, la cui penultima pubblicazione è avvenuta per Mondadori, con Uomon, si occupa di noir e true crime da anni, e si vede: La storia sporca, prequel di Conti in sospeso (Perrone, 2007), somministra al lettore duecentodiciotto pagine dal ritmo serrato, con rare concessioni di malinconica bellezza, qualche piacevole cliché di genere e il rigore asciutto di un dossier.

 

 

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