Giuseppe Sofo, Quest’alba radioattiva (Las Vegas, 2011) * Mangialibri 8 gen 12

Modena, giorni nostri. Abbandonato sul bancone di un bar un venticinquenne tenta di annegare nell’alcol la perdita di un amore. All’improvviso viene raggiunto da un’ebbra voce femminile che gli dice semplicemente: “ciao, straniero”. I due cominciano a chiacchierare, con un botta e risposta ritmato, un crescendo di trasporto corrisposto e passionale. Si tratta di un incontro casuale e filmico, sì, ma sublimemente empatico. Greta, questo il nome della ragazza, ha infatti riconosciuto in lui un suo simile: un flâneur, collezionista di sguardi e viaggiatore inveterato. Non a caso, il ragazzo ha un volo per l’Olanda tra poche ore. Greta si offre di accompagnarlo all’aeroporto. E quando i due si salutano lo fanno con serenità, già consci che si rivedranno presto e che sarà per sempre.

Ecco come nasce, da parte della voce narrante, la necessità di un dono, sotto forma di biografia follemente condensata, il riassunto di un’intera esistenza da consegnare nella mani di questa nuova (eterna?) amata: “Quella che scrivo è la fine della mia storia, Greta, e l’inizio della nostra”. Ed ecco disegnarsi, pagina dopo pagina, un elenco significativo delle città esplorate: New York (“l’unica città al mondo in cui mio senso dell’orientamento è esattamente capovolto”), Leiden (“una Amsterdam in Re minore”), New Orleans (“la città più sporca che abbia mai visto, ma di quello sporco che mi fa stare bene. Quello di Marsiglia e Napoli”), Manhattan, Barcellona e almeno cinquanta altre; e per ognuna di esse fiumi di birra e cocktail, di idiomi, passioni e baci, di amicizie effimere quanto intense e indimenticabili. Ma l’intento non è autocelebrativo, nonostante qualche parentesi cameratesca, bensì quello di compendiare rispettosamente il passato a favore di un futuro nascente. Non sempre, però, eros, condivisione e introspezione bastano ad assicurare dinamiche logiche al più scriteriato dei sentimenti, l’amore romantico. La condanna all’eterno ritorno è sempre in agguato, ma il protagonista saprà affrontarla con un sorriso, già pronto alla prossima tappa.

È lo stesso autore a definire Quest’alba radioattiva un quasi romanzo,perché potrebbe essere una saga di dodici volumi da seicento pagine l’uno per quello che contiene e invece ha scelto di essere poco più di cento pagine”. Ed è questa la forza del libro. La densità con cui la memoria da globetrotter è riorganizzata (in modo aleatorio) e un nozionismo geografico non gratuito rendono quella che è a tutti gli effetti un’epistola amorosa qualcosa di più universale. Il descrittivismo non intende osannare la specificità del vissuto del protagonista, bensì farsi inno alla vita attraverso una sineddoche: ogni oggetto, nella sua peculiarità e da qualunque paese arrivi, è icona di ogni persona incontrata e del contributo esistenziale che questa c’ha regalato, se siamo stati predisposti a riceverlo. Un messaggio vitalistico, a tratti naif, ma abbracciabile e godibile, anche in virtù dell’esperienza reale di Sofo: giornalista, traduttore e insegnante di italiano all’estero, sempre riguardo alle sue esperienze di viaggio l’autore milanese ha pubblicato Trinidad & Tobago. Carnevale, fango e colori (Miraggi, 2011). Da segnalare anche il booktrailer di Quest’alba radioattiva all’indirizzo www.youtube.com/watch?v=NCbd-5zmtb4: davvero ben realizzato, per la regia di Corrado Ravazzini.

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