Irvine Welsh, Una testa mozzata

Irvine Welsh non ha mai deluso i suoi lettori. Fin dall’esordio nel 1993 con l’ormai cult Trainspotting, lo scrittore ci ha sempre regalato storie edimburghesi di lucida distorsione, avventure di personaggi ai limiti del verosimile ed esilaranti virtuosismi creativi. Oggi la Guanda ci propone l’ultima delle sue creazioni, Una testa mozzata, che intreccia le narrazioni in prima persona di due ragazzi del Cowdenbeath, nel Fife centrale, Scozia. La prima è quella di Jason, ventiseienne quasi nano che aspirava a diventare fantino professionista ed è invece il campione regionale di Subbuteo. Oltre che con la disoccupazione e il fallimento, Jason deve combattere col padre socialista che ascolta rap americano, unico portatore a detta sua di quella voce di protesta che gli scozzesi non hanno più. Per indorare la pillola, Jason trinca tonnellate di Guinness e si prodiga al bar in pantomime da camerata. La seconda voce è quella di Jenni, oggetto del desiderio di Jason, cavallerizza senza virtù che ascolta Marylin Manson, litiga con l’ottuso padre padrone e sogna di lasciare il Fife. Sarà quest’ultima aspirazione comune, unita ad altre contingenze, a congiungere Jason e Jenni a dispetto di qualsiasi aspettativa. Una surreale e divertente parabola sull’imprevedibilità dell’amore.

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