Intervista a Barbara Di Gregorio (KULT, 27 febbraio 2011)

Digregorio_giostre“Sono spuntate un po’ per volta, mano a mano che la ginnastica correttiva gli raddrizzava la  schiena e sgonfiava la gobba. Stavano là dentro, capito? ‘Come i petali di un fiore dentro al bocciolo’ disse quell’imbecille dell’ortopedico, aggiungendo che erano perfettamente sane e che lui non ci poteva fare niente.”

Scoperta da Michele Rossi, editor di Rizzoli (così come Silvia Avallone, il cui “Acciaio” si è classificato secondo al Premio Strega), Barbara Di Gregorio nasce nel 1982 in Abruzzo. Ex studentessa al Dams di Bologna, si è fatta notare sulla rivista letteraria Eleanore Rigby e nell’antologia Voi siete qui (Minimum Fax). Ora esordisce con Le giostre sono per gli scemi, storia di due fratellastri, lo smilzo Leonardo e l’obeso Chicco, e dei loro percorsi distanti ma indissolubili. Tra incomunicabilità familiare, uomini volanti e dialoghi mordenti, una fiaba allegorica sullo sfondo di un leggendario quanto scalcinato lunapark.

1) Hai dichiarato che senza l’imperversante moda degli esordienti forse non avresti nemmeno pubblicato. Falsa modestia? 

Dire che non avrei neppure pubblicato è un’esagerazione: ho firmato il mio contratto con Rizzoli nell’estate del 2007, vale a dire mesi prima del fenomeno Paolo Giordano. Quel che è certo è che la moda degli esordienti ha garantito al mio libro un incremento di visibilità: considerando soprattutto che ho pubblicato con Rizzoli, una casa editrice che fino a pochi anni fa puntava raramente sulle opere prime.

2) A parte Trevi e Barbato, un italiano contemporaneo che ti ha colpito? 

Certamente il Sandro Veronesi de Gli sfiorati. Tuttavia devo ammettere di potermi permettere raramente l’acquisto di nuove uscite: i prezzi dei libri (e il mio non fa eccezione) sono spesso proibitivi per un lavoratore part-time.

3) Quanto È davvero un problema il crescente interesse per lo scrittore più come personaggio che come autore? 

Dipende dallo scrittore. Certo non ci si può permettere di essere insicuri: ed è un fatto che nella maggior parte dei casi chi scrive storie lo fa per nascondersi.

4) Hai studiato Dams cinema a Bologna: influenze della settima arte sulla tua scrittura? 

Il mio gusto ipertrofico per i dettagli visivi e i dialoghi viene certamente dal cinema. E così anche una delle mie regole d’oro: se a un certo punto della storia compare una pistola, prima o poi si dovrà farla sparare.

5) Al momento lavori come cameriera: mai provato a mettere a frutto i tuoi studi universitari? 

Ho cominciato a dedicarmi al romanzo appena dopo la laurea: scrivevo molte ore al giorno, lavoravo per pagarmi l’affitto, non avrei avuto il tempo né la testa di dedicarmi pure a una carriera nella produzione cinematografica.

6) I Baustelle ti hanno fatto venire voglia di scrivere musica: consideri il cantautorato una forma letteraria? 

Credo che De Andrè e il Dj Gruff abbiano scritto canzoni che valgono da sole quanto dieci romanzi.

7) Ascolti, tra l’altro, Dj Shadow, The Knife e Royksopp: si direbbe che ti piaccia ballare. 

Per strada, da sola, con la musica in cuffia. Nei giorni peggiori anche al ristorante mentre servo ai tavoli. Canto pure. I clienti ormai non ci fanno più caso.

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